Una sintesi della descrizione di San Gavino Monreale tratta dal Dizionario Storico geografico del Casalis – Angius.

Carlo Alberto fondò la “Regia Deputazione sopra gli studi di Storia patria” permettendone l’accesso, fino a quel momento negato, agli studiosi. Grazie a questa nuova possibilità, nacque l’idea di raccogliere in un’unica opera tutte le informazioni su ogni singolo comune e villaggio dello Stato Sabaudo: un’impresa che assumerà il nome di “Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S. M. il Re di Sardegna”. (altro…)

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San Gavino Monreale: Centro Storico Palazzetto casa Mereu.

Il lotto sul quale è sorta la Casa Mereu   è parte dello storico isolato denominato “‘Su presoni Becciu” perché conteneva, dal periodo giudicale sino ai primi del Novecento, l’edificio delle Vecchie prigioni che ancora nel XIX secolo veniva utilizzato come carcere e sede di Pretura. La costruzione di Casa Mereu risale al primo decennio del Novecento, con la funzione di abitazione per la famiglia del Dott. Mereu. medico di San Gavino (una delle sale al piano terreno difatti era stata adibita ad ambulatorio); questo edificio un importante esempio della tipologia a palattu sviluppatasi nei primi decenni del Novecento tra le famiglie abbienti, costruito con metodi tradizionali (ladiri) e arricchito in questo caso di un delicato Stile Floreale (liberty) sia nei prospetti che negli spazi interni. La casa è stata abitata fino ai primi anni ’60 del Novecento ed i discendenti del Dott. Mereu hanno mantenuto la proprietà fino al momento dell’acquisizione da parte del Comune di San Gavino nel Luglio del 2009_L’edificio non ha subito modifiche, fatta eccezione per i corpi annessi situati nella corte posteriore. Alcuni di questi sono stati demoliti e ricostruiti sulle stesse volumetrie dei precedenti. Attualmente si stanno svolgendo i lavori di recupero e riqualificazione dell’area, l’intervento prevede l’inserimento di uffici, una biblioteca gastronomica e una cucina all’interno dell’edificio; all’esterno, nella corte posteriore, dei laboratori. I materiali utilizzati sono naturali (intonaco a calce, mattone in terra cruda e travi in legno ove è necessario intervenire nei solai) e nel rispetto delle tecniche tradizionali. La tipologia architettonica del Fabbricato è quella del “Palazzetto” (Palattu). che presenta un impianto composto da corpi di fabbrica a pianta quadrilatera regolare che si assemblano costituendo uno sviluppo planimetrico anicolato.ll fabbricato si sviluppa su una superficie di 230mq, due livelli in elevazione, un fronte strada di 27,68 ml e uno sviluppo in profondità di 15,40 ml, Gli elementi architettonici e costruttivi caratterizzanti il fabbricato sono, per quanto riguarda il prospetto principale (fronte strada), le finestre ed i balconi di maggiore ampiezza e una certa regolarità rispetto agli altri fronti, con spallette e piattabanda in cotto; interessanti anche i cornicioni di sommità contenenti i canali di gronda. la copertura a doppio spiovente con capriate lignee e orditure secondarie in castagno e ginepro e solai in travi di ginepro con impalcati di tavole. La muratura costituita da un basamento in blocchi di pietra sul quale poggia il muro in mattoni di terra cruda e paglia (‘adiri). in uno spessore che varia dai 0.65m per i muri perimetrali. ai O,S5m e 0,45 per i divisori, Gli spigoli della muratura portante presentano delle cuciture in mattoni di argilla cotta. tra il basamento in blocchi di pietra e i ladiri, Le superfici murarie. sia esterne che interne, sono intonacate a calce. Nell’interno del fabbricalo sono numerosi elementi decorativi in Stile Floreale (Liberty): i dipinti nei controsoffitti di quasi tutti gli ambienti. la forgiatura della ringhiera della scala e nei parapetti in ferro battuto, i motivi dei pavimenti in piastrelle di cemento coloralo. Di particolare interesse è anche la presenza degli infissi originali in legno delle finestre, a due ante con chiusura a ferro di leva maniglia a pendaglio e cerniere con bandelle ad incasso.

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San Gavino Monreale: Richiesta riconoscimento di interesse culturale per il vecchio municipio.

Il fabbricato oggetto della presente relazione, catastalmente identificato al F. NCEtJ 37, Mappale 601, si trova in piazza Marconi, sulla quale si affacciano altri edifici di rilievo quali la chiesa di Santa Chiara (sottoposta a tutela con D.D.R. n. 53 del 24/05,2007). la EN Scuola Elementare (primi decenni del Novecento, in corso di verifica) con la Casa Mereu (sottoposta a tutela con D.D.R. n. 65 del 09/06:2010).
L’area in argomento nel 1854 venne acquisita dal Comune (atto del consiglio Comunale del 30.05. 1854) dal sacerdote Antonio Tuveri, allora direttore della Parrocchia. Ai fini dell’acquisizione il Consiglio deliberò la contrazione di un apposito mutuo al locale Monte di Soccorso, per l’importo di L. 960. mutuo che venne autorizzato con Regio Decreto del Ministro dell’interno del 09.04.1855. Il progetto fu redatto nel Settembre nel 1856 dal Corpo Reale del Genio Civile di Cagliari, con successiva modifica del Settembre 1859. La costruzione fu terminata nel 1861 ma poco più tardi, nel 1864. l’edificio subì un intervento di modifica interna e distributiva progettato dall’architetto Michele Dessi Magnetti di Cagliari, un altro intervento di manutenzione e modifica interna e distributiva progettato e diretto dall’architetto Battista Piras risale al 1878. Tali interventi non hanno alteralo l’assetto originario, fatta eccezione per i prospetti, ma non nella distribuzione interna.
Vecchio Municipio L’edificio ha mantenuto la sua destinazione originaria fino agli anni ’70 del Novecento; nel corso di questo decennio, infatti, gli uffici comunali sono stati spostati nel nuovo edificio (sorto in seguito alla demolizione della chiesa seicentesca di San Sebastiano) dove sono tuttora allocati. Dagli anni ’70 al 2000 è Stato occupato dagli uffici del Comando della Guardia di Finanza. ln seguito l’edificio è stato utilizzato saltuariamente ed è attualmente in disuso. L’edificio. esempio di tipologia a “‘Palattu••. si sviluppa su due livelli, piano terra e primo piano; i prospetti sono realizzati con un’attenzione particolare per la simmetria e il decoro, pur non presentando particolari elementi di arricchimento decorativo. Generalmente questa tipologia tende a creare una gerarchia nei prospetti. distinguendone il principale dai secondari ma in questo caso, essendo l’edificio visibile da tutti e quattro i lati, la gerarchia avviene tra i due prospetti maggiori (quello sulla piazza, da cui si accede all’edificio e quello sulla via Roma) e i due minori (che si affacciano pure sulla piazza).  La distribuzione originaria degli ambienti, prevedeva al piano terreno ingresso e vestibolo, la stanza per la Guardia Nazionale, la stanza per l’esattore, i servizi. il locale destinato a custodire i corpi di reato: alle due estremità del piano terra vi erano anche due locali adibiti a Scuola Femminile e Maschile.
Nel primo piano si trovava la stanza del Giudice, la stanza del Segretario del Mandamento. la stanza per il Sindaco e quella per il Segretario Comunale; alle due estremità del piano la Sala Mandamentale e la Sala Comunale.
Le tecniche e i materiali costruttivi sono quelli della tradizione locale con parte basamentale costruita in pietra e murature di elevazione in “ladiri’• e mattoni cotti; i solai e la Struttura portante della copertura sono in legno, il manto di copertura è in coppi. L’edificio esternamente è rivestito, nella parte basamentale con lastre di travertino, per la restante parte intonacato. La fascia corrispondente al piano terra presenta un motivo a finto bugnato, la fascia superiore è liscia.
ln conclusione il suddetto fabbricato, sorto come sede comunale alla metà dell ‘800, presenta indubbiamente i requisiti di interesse culturale di cui al D. Lgs. 42/2004; per l’alto significato che il fabbricato ha rivestito per la storia di San Gavino Monreale se ne propone il riconoscimento di interesse anche ai sensi dell’art. 10 comma 3 lettera d).

Tratto dalla relazione della proprietà trasmessa alla Soprintendenza per i beni culturali.

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Mariano IV Arborea

San Gavino Monreale – Il ritratto di Mariano IV in uno dei peducci pensili nel Pantheon degli Arborea.

Mariano nacque nel 1319, da una certa Benedetta e da Ugone II, giudice d’ Arborea. Suo padre era figlio del precedente giudice Mariano III d’Arborea e della sua concubina Padulesa de Serra, nonostante all’inizio del XX secolo la maggioranza degli storici ritenesse fosse invece cadetto di Mariano II. Quest’ultimo, figlio di Pietro II e di una certa Sardinia, è considerato uno dei sovrani arborensi più rilevanti nel panorama italiano e in generale europeo, sposato con una bisnipote dell’imperatore Federico II di Svevia. Pietro II era a sua volta figlio di Ugone I, capostipite dei de Serra Bas in quanto figlio del visconte Poncio de Cervera e di Sinispella d’Arborea, figlia di Barisone I re di Sardegna.
Mariano IV d’Arborea (Marianu in sardo, Marianus in latino, e Marià in catalano; Oristano, 1319 – Oristano, maggio 1375) è stato giudice d’Arborea dal 1347 alla sua morte. Mariano IV muore, all’età di 57 anni, nella Grande pestilenza del 1376.
Figlio secondogenito del giudice sardo Ugone II e di Benedetta, proseguì e intensificò l’eredità culturale e politica del padre, volta al mantenimento dell’autonomia del giudicato d’Arborea e alla sua indipendenza, che ampliò all’intera Sardegna. Considerato una delle più importanti figure nel Trecento sardo, contribuì allo sviluppo dell’organizzazione agricola dell’isola grazie alla promulgazione del Codice rurale, emendamento legislativo successivamente incluso da sua figlia Eleonora nella ben più celebre Carta de Logu. Fu inoltre un facoltoso mecenate delle arti, e al suo servizio vi furono famosi scultori e pittori del periodo, tra i quali il celeberrimo Nino Pisano. (Fonte Wikipedia)

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San Gavino Monreale: casa Dona Maxima.

La Casa Dona Maxima prende il suo nome dall’ultima proprietaria, donna Massima (o Maxima, nell’altra variante del sardo campidanese) Orrù, appartenente alla famiglia dei conti Orrù, nobiltà terriera locale. La costruzione risale alla metà del XVI secolo, per volontà dei feudatari spagnoli di Quirra, che estesero i loro possedimenti sino all’arburese. Durante il 1800 venne utilizzata come abitazione privata, per poi cambiare destinazione d’uso negli anni Settanta del secolo appena trascorso, quando fu acquisita dall’Amministrazione Comunale di San Gavino Monreale per adibirla a casa museo. (altro…)

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Sanluri: Chiesa di San Rocco.

Chiesa di san Rocco Sanluri

La Chiesa di San Rocco si affaccia sulla strada che conduce al Convento dei Cappuccini, nel colle omonimo. Si ritiene sia stata costruita nel XVI secolo, in segno di ringraziamento per una scampata epidemia; in realtà fu edificata nella seconda metà del secolo XVII, in seguito alla grave pestilenza che colpì il paese tra il 1652 ed il 1653. Le vittime del contagio, innumerevoli in tutta l’isola, furono a Sanluri 2500, come attesta un registro parrocchiale dell’epoca: “Acquì entre la peste qual levò Antiogo enas – el ano 1652 a 18 setiembre – murieron entre pequenos y grandes 2500 almas”. (altro…)

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Sanluri: chiesa San Francesco d’Assisi

La chiesa dei Cappuccini di Sanluri, dedicata a San Francesco d’Assisi, fu edificata assieme al convento agli inizi del ‘600, tra il 1608 ed il 1609, grazie all’interessamento ed al contributo finanziario del marchese di Laconi. I lavori furono portati avanti anche con il sostegno della popolazione sanlurese, come risulta dai documenti dell’epoca: lasciti testamentari e donazioni alla “fabbrica di S. Francesco dei padri cappuccini” sono attestati infatti nei “Quinque Libri” della parrocchia di Sanluri a partire dal 1609 e per gran parte del sec. XVII. Chiesa e convento furono edificati seguendo il sobrio stile delle costruzioni cappuccine dell’epoca (si confronti a questo proposito in particolare il convento e la chiesa di Barumini, del 1610) ma, nel corso dei secoli, vennero sottoposti a restauri e ampliamenti che ne hanno modificato parzialmente l’aspetto originario. L’edificio di culto aveva in origine una facciata con terminale piatto e merlato, e portale centrale architravato sovrastato da oculo, come si può vedere in un particolare del dipinto seicentesco raffigurante la Vergine tra santi e anime purganti, custodito nella parrocchiale, proveniente dalla chiesa di San Martino. La chiesa ed il convento dei cappuccini sono individuabili in basso a destra, dove è illustrato uno scorcio di Sanluri durante l’epidemia di peste del 1652. (altro…)

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Chiesa Santa Barbara

Comune Villacidro Parrocchia di Santa Barbara.

La chiesa parrocchiale di S. Barbara si affaccia sulla piazza omonima e venne costruita, presumibilmente, nella prima metà del XV secolo, contestualmente al ripopolamento ed alla riedificazione dell’abitato di Villacidro promossi dal feudatario Giovanni Civiller. Sotto il profilo architettonico, si possono distinguere diverse fasi costruttive attraverso le quali il primitivo impianto di stile gotico-aragonese, mononavato senza transetto e con copertura lignea, è evoluto attraverso forme tardo manieriste, assunte nel XVII secolo per adattare l’edificio ai precetti della Controriforma. (altro…)

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Comune di Sanluri- Chiesa di San Martino

Nel libro “Sanluri terra lori”, edito a Cagliari nel 1965, P. F. Colli Vignarelli, a proposito della chiesa di San Martino, scrive che è molto antica, senza tuttavia specificare in quale secolo sia stata costruita. In effetti, i documenti d’archivio che la riguardano, partono dalla fine del sec. XVI e si riferiscono soprattutto ai restauri cui venne sottoposta e ai lasciti destinati all’abbellimento dell’altare e agli arredi. Non è pertanto possibile, sulla base dei dati archivistici in nostro possesso, risalire alla sua fondazione. (altro…)

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Comune Villacidro -Chiesa delle Anime Purganti o Madonna del Suffragio.

LA COSTRUZIONE DELLA CHIESA E LA STORIA DELLA SUA CONFRATERNITA
La chiesa della Madonna del Suffragio, nota come sa Cresia de is Animas, o Oratorio della Confraternita delle Anime, si affaccia sulla piazza S. Barbara e delimita, insieme con la parrocchiale e l’Oratorio del Rosario, un’area significativamente riconducibile ad un triangolo. I tre edifici di culto testimoniano l’intensa religiosità protrattasi nel tempo nella comunità di Villacidro. (altro…)

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Villacidro-l’oratorio di nostra Signora del Rosario.

L’Oratorio del Rosario, dirimpetto alla chiesa parrocchiale di S. Barbara, per circa trecento anni è stato la sede dell’omonima
confraternita istituita ai primi del Seicento e ancora oggi operante. L’edificio odierno conserva però ben poco dell’antica struttura, un tempo sicuramente di minori dimensioni. La chiesetta è caratterizzata dal loggiato addossato alla facciata, ricostruito negli anni ’90 del secolo scorso per sostituire l’antico crollato nel 1960 a causa della neve. (altro…)

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Lavatoio

Villacidro: Il vecchio lavatoio.

Nell’antico rione centrale del paese Frontera de sa Mitza, si trova il lavatoio, bellissima struttura in stile Liberty di fine 800 tenuto in ottime condizioni, importante testimonianza di art noveau. Fu progettato dall’ingegner Enrico Pani ed inaugurato nel 1893; il fautore è invece il Sindaco Luigi Cogotti. Iniziato in occasione della sistemazione e dell’imbrigliamento del rio Fluminera, dopo la demolizione nella piazza antistante di abbeveratoio, logge e macello, è oggi ad un livello più basso rispetto a quello originario. (altro…)

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