Origini San Gavino Monreale.

Il toponimo, attestato nell’anno 1341 come “pro domino Guiducio Mamelli canonico San Gavini”, ha evidente origine agionimica. La specificazione “Monreale”, deriva dal fatto che l’abitato è collocato alle falde del castello di Monreale. Le sue origini risalgono molto probabilmente all’epoca nuragica, visti i reperti rinvenuti risalenti a tale periodo. L’origine del toponimo è dovuta all’insediamento dei primi abitanti intorno al villaggio di Nurazzeddu che comprendeva una piccola chiesa dedicata appunto a San Gavino. La denominazione “Monreale” venne aggiunta in un secondo momento, più precisamente durante la dominazione spagnola, sotto il Giudicato di Arborea, ed è dovuta alla vicinanza del borgo al castello di Monreale. All’incrocio di importanti percorsi viari, nel Medioevo appartenne alla curatoria di Bonorzuli, circoscrizione del Giudicato di Arborea. In seguito venne conquistata dagli aragonesi e in gran parte distrutta dalla guerra. Concessa ai Centelles, feudatari del marchesato di Quirra, passò agli Osorio e il feudo fu riscattato nel 1839. Conserva diverse testimonianze di notevole interesse storico-artistico, quali il complesso del castello di Monreale, che appartenne al signore di Arborea e dove soggiornò Teresa d’Entenca, sposa di don Alfonso d’Aragona. Interessanti sono anche le numerose chiese presenti sul territorio comunale, tra cui: la parrocchiale di Santa Chiara, del 1300-1400; il convento di Santa Lucia; la chiesa di San Gavino Martire, dove pare vi sia il mausoleo della Regina Eleonora d’Arborea . Quindi appositamente costruito per conservare il corpo di un grande leader o un personaggio importante.

Fonte ITALIAPEDIA

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Chiesa Santa Teresa del Bambin Gesù

Dal libro delle cronache della parrocchia Santa Teresa del Bambin Gesù. Il vescovo della diocesi Mons. Antonio Tedde nella prospettiva di una crescita economica e demografica del paese di San Gavino Monreale e premuroso per una più solerte e intensa cura della crescente Chiesa sangavinese volle istituire una seconda parrocchia. Con decreto vescovile del 1° luglio 1957 viene eretta la nuova parrocchia intestata a Santa Teresa del Bambin Gesù Il Presidente della Repubblica in data 23 novembre 1960 la riconosce agli effetti civili.  Il 10 gennaio 1961 viene registrata alla Corte dei Conti. Primo parroco con solo titolo e null’altro viene nominato Don Emilio Lixi. Sempre con solo titolo nel 1965 a Don Emilio Lixi succede Don Giuseppe Carta. Nel 1968 sarà nuovo parroco col solo titolo Don Pasqualino Lussu. Ma sarà proprio Don Pasqualino Lussu, con decreto vescovile del 28 settembre 1971, a diventare primo vero parroco a tutti gli effetti. La nuova chiesa viene costruita tra il 1966 e il 1968 in zona “Pardu” su un territorio di circa 56 are,  e acquistato nel 1961 dalla società Monteponi-Montevecchio al costo di lire 597.000. Lo stesso decreto vescovile del 28 settembre 1971 indice per il 1° ottobre del medesimo anno 1971 l’inizio ufficiale dell’attività pastorale della nuova parrocchia di Santa Teresa del Bambino Gesù

Parroci della Parrocchia S. Teresa, dalla sua fondazione ad oggi… 

  1. Don Pasqualino Lussu  dal 28.9.1971  al 1986
  2. Don Giuseppe Carta      dal 14.9.1986  ad ottobre 1999
  3. Don Gianni Biancu         dal 7.11.1999  ad aprile 2010
  4. Don Giorgio Lisci             dal 23.4.2010  ad agosto 2014
  5. Don Elvio Tuveri             dal 19.9.2014

A cura di Rinella Secci fonte diocesi Ales Terralba

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Chiesa Sacro Cuore Gonnosfanadiga

Parrocchia Sacro Cuore Gonnosfanadiga

Chiesa Sacro Cuore Gonnosfanadiga

La chiesa del Sacro Cuore e’ stata edificata intorno al 1917 nello stesso punto in cui sorgeva la chiesetta di Sant’Elia. Ne furono tracciate le fondamenta e per portarla a termine richiesero ben 12 anni di lavoro. La costruzione di questa chiesa costo’ tanti sacrifici alla popolazione che aveva contribuito attivamente con offerte e lavoro. La consacrazione avenne il 10 aprile 1935

scheda dal sito spazio in wind gonnosfanadiga

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Chiesa San Giovanni Battista Comune di Pabillonis

E’ la più antica fra le chiese di Pabillonis e risale al XIII secolo. In stile romanico con pianta rettangolare a navata unica e volta a botte ha un campanile a vela con doppia campana Gli ultimi scavi effettuati negli anni ‘70 hanno portato alla luce l’antico cimitero del paese. La leggenda di San Giovanni  si basa  un fatto storico realmente accaduto e cioè la devastazione  del villaggio di Pabillonis da parte dei mori.

SanGavino.Net Foto Chiesa San Giovanni Battista a Pabillonis.
E’ la più antica fra le chiese di Pabillonis e risale al XIII secolo.

Nel 1584, infatti i pirati raggiunsero anche il villaggio di Pabillonis, il quale venne attaccato e depredato. Durante questo tragico evento, molti pabillonesi per sfuggire al nemico cercarono rifugio in tutti i luoghi più disparati. Si narra che qualcuno cercò un nascondiglio all’interno e sopra il campanile della chiesa parrocchiale (quella dedicata a San Giovanni Battista).
Un gesto che servì a poco in quanto gran parte della popolazione venne catturata e fatta prigioniera mentre altri, sfortunatamente, vennero uccisi.
Alcuni paesani però riuscirono a rifugiarsi lungo le sponde del fiume Frumini bellu (“fiume bello” in italiano), che scorre poco lontano dal centro abitato di Pabillonis.

 

 

 

 

 

 

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Collinas Chiesa di San Sebastiano

 

A Collinas esiste una chiesa dedicata a san Sebastiano, che si presume fosse la prima chiesa parrocchiale. Viene festeggiato la domenica successiva al 21 gennaio. I festeggiamenti iniziano la sera del sabato con l’accensione di un falò in onore del santo e l’accensione di fuochi artificiali. Durante il falò viene offerto pane, formaggio, vino dolce   Binu Druci de Forru, ossia vino dolce di Collinas, e Para frittus, dolce sardo a forma di ciambella noto come Fatti fritti, anche se la traduzione letterale dal sardo sarebbe Frati fritti, dati che il buco al centro ricorderebbe la chierica dei frati  e l’anello dorato somiglierebbe al cordone che lega il loro saio. La domenica mattina si svolge la processione per le vie del paese, seguita dalla Messa con panegirico.

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Storia Pabillonis

 

Originariamente l’abitato sorgeva ad un paio di chilometri dall’attuale ubicazione, i ruderi si trovano nei pressi della chiesetta campestre di San Lussorio, vicino alle sponde del Flumini Mannu (più anticamente Tolomeo si riferisce a “Rivus Sacer” «sacro» o “Hierus”)[ dove le acque del Rio Piras e Riu Bruncu Fenugu s’incontrano. L’omonimo nuraghe (Santu Sciori) e un ponte romano (ancora in piedi) chiamato Su ponti de sa baronessa testimoniano le antiche origini del paese. Durante il medioevo apparteneva al giudicato di Arborea e più precisamente alla curatoria di Bonorzuli, l’antico centro fu distrutto dai saraceni e ricostruito nell’attuale posizione. Alla caduta del giudicato (1420) entrò a far parte del marchesato di Oristano, e dal 1478, alla sua definitiva sconfitta, passò sotto il dominio aragonese. Gli aragonesi incorporarono il paese nella contea di Quirra, trasformata in marchesato nel 1603, unito alla baronia di Monreale. Sempre in epoca aragonese il paese fu feudo prima dei Carroz, poi dei Centelles e infine degli Osorio de la Cueva, ai quali fu riscattato nel 1839 con la soppresione del sistema feudale.

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Storia di San Gavino Martire

I santi Gavino, Proto e Gianuario sono ricordati insieme nel calendario cristiano, e infatti la tradizione li associa nel martirio. Queste tre figure si legano soprattutto alla località di Porto Torres, dove si dice che vennero uccisi poiché si rifiutavano di rinnegare la religione cristiana. Infatti, san Gavino visse nel IV secolo dopo Cristo, ai tempi delle persecuzioni di Diocleziano. (altro…)

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Storia Arbus

Sulla presenza dei primi abitanti della Sardegna e specificatamente nella zona di Arbus, appare interessante la scoperta di due scheletri umani, battezzati dai ricercatori Beniamino e Amanda, ritrovati ad Arbus in località S’Omu e s’Orku, i quali, in base alla datazione con Carbonio-14 eseguita nei laboratori dell’Università dell’Arizona, risalirebbero a circa 8500 anni fa, durante il periodo Neolitico[6]. Nel 2011 in località Su Pistoccu, nella Costa Verde è stato rinvenuto il più antico scheletro umano completo sardo, ribattezzato Amsicora, che visse in un’epoca ancora più remota, ossia durante il periodo di transizione tra il Neolitico e il Mesolitico, 10 000-8 200 anni fa circa. (altro…)

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