Nuraghe Fenu

Comune Pabillonis Nuraxi Fenu

Breve descrizione : Nuraxi Fenu all’interno del quale, durante gli scavi, furono ritrovati resti di un focolare e ossa di animali, frammenti di ceramica romana ed una moneta databile al III sec d.C. che permette di ipotizzare una sporadica occupazione del sito tra il II ed il III secolo d.C. Un violento incendio segnò la fine dell”occupazione nuragica anche se fu sporadicamente frequentato nel periodo punico e romano.

Fonte Nurnet

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Pabillonis- Parrocchia Beata Vergine della Neve.

La chiesa parrocchiale di Pabillonis è intitolata alla Beata Vergine della Neve; risale al XVI secolo come si evince dalle testimonianze storiche dirette e indirette. Tra queste la testimonianza dello storico e teologo P. Salvatore Vidal (1575-1647) il quale attesta la presenza, in questo villaggio, di tre chiese: quella parrocchiale di S. Maria (la nostra), di S. Giovanni Battista e di S. Caterina. (altro…)

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Chiesa San Giovanni Battista Comune di Pabillonis

E’ la più antica fra le chiese di Pabillonis e risale al XIII secolo. In stile romanico con pianta rettangolare a navata unica e volta a botte ha un campanile a vela con doppia campana Gli ultimi scavi effettuati negli anni ‘70 hanno portato alla luce l’antico cimitero del paese. La leggenda di San Giovanni  si basa  un fatto storico realmente accaduto e cioè la devastazione  del villaggio di Pabillonis da parte dei mori.

SanGavino.Net Foto Chiesa San Giovanni Battista a Pabillonis.
E’ la più antica fra le chiese di Pabillonis e risale al XIII secolo.

Nel 1584, infatti i pirati raggiunsero anche il villaggio di Pabillonis, il quale venne attaccato e depredato. Durante questo tragico evento, molti pabillonesi per sfuggire al nemico cercarono rifugio in tutti i luoghi più disparati. Si narra che qualcuno cercò un nascondiglio all’interno e sopra il campanile della chiesa parrocchiale (quella dedicata a San Giovanni Battista).
Un gesto che servì a poco in quanto gran parte della popolazione venne catturata e fatta prigioniera mentre altri, sfortunatamente, vennero uccisi.
Alcuni paesani però riuscirono a rifugiarsi lungo le sponde del fiume Frumini bellu (“fiume bello” in italiano), che scorre poco lontano dal centro abitato di Pabillonis.

 

 

 

 

 

 

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Storia Pabillonis

 

Originariamente l’abitato sorgeva ad un paio di chilometri dall’attuale ubicazione, i ruderi si trovano nei pressi della chiesetta campestre di San Lussorio, vicino alle sponde del Flumini Mannu (più anticamente Tolomeo si riferisce a “Rivus Sacer” «sacro» o “Hierus”)[ dove le acque del Rio Piras e Riu Bruncu Fenugu s’incontrano. L’omonimo nuraghe (Santu Sciori) e un ponte romano (ancora in piedi) chiamato Su ponti de sa baronessa testimoniano le antiche origini del paese. Durante il medioevo apparteneva al giudicato di Arborea e più precisamente alla curatoria di Bonorzuli, l’antico centro fu distrutto dai saraceni e ricostruito nell’attuale posizione. Alla caduta del giudicato (1420) entrò a far parte del marchesato di Oristano, e dal 1478, alla sua definitiva sconfitta, passò sotto il dominio aragonese. Gli aragonesi incorporarono il paese nella contea di Quirra, trasformata in marchesato nel 1603, unito alla baronia di Monreale. Sempre in epoca aragonese il paese fu feudo prima dei Carroz, poi dei Centelles e infine degli Osorio de la Cueva, ai quali fu riscattato nel 1839 con la soppresione del sistema feudale.

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